In una storia due elementi possono essere particolarmente evocativi: un funerale e l’adolescenza. A essere rispettabile è anche la ricerca del grande romanzo americano. Esiste chi ama l’ostinazione, da isolato supporter dei topos letterari più bistrattati; sbirciando però tra le recensioni, quelle dei lettori di ogni tempo, tra le opinioni di mezzo, c’è da rilevare che alcune colonne classiche del romanzo descrittivo dell’America, della storia che si aspetta per comprendere un Paese variopinto dal luogo comune perfetto a esserlo o meno, sono strutture rese impopolari dalla lontananza. Ne sono varie, come l’ambiente allegorico e retrogrado, le attese sociali, la guerra lontana, l’aspetto esacerbato dello sport. Mentre negli Us scatta l’amore trasmesso per il racconto familiare, critico, patriottico, filo che tiene insieme una tradizione grazie alla quale sopravvive, in Europa può essere percepito come solito. Ohio di Stephen Markley vive di questa carica, a seconda del pubblico riuscita o meno, in entrambi i mondi. Indovina il senso del thriller contemporaneo, demolitore di regole singolari, tanto da partecipare a rendere faticosa, sempre più, la caratterizzazione dei generi.

Il feretro non conteneva nessuna salma. La bara Star Legacy modello Platinum Rose in acciaio calibro 18, in prestito dal Walmart locale, era solo ricoperta da una grande bandiera americana.

L’inizio è un volo cinematografico sulla cittadina di New Canaan, sul suo inevitabile funerale di punta, quello di Rick Brinklan. Il romanzo si apre con una bara vuota e una «grande bandiera americana». È il 2007, gli Stati Uniti fanno i conti da tempo con l’11 settembre del 2001 e le conseguenze da esso innescate. Alla parata qualcuno risulta assente, come l’autore precisa nel momento più significativo del preludio: «Bill Ashcraft e Porno Tina. Stacey Moore, ex campionessa di pallavolo ed ex seguace della First Christian Church. Un ragazzo di nome Danny Eaton che era ancora sotto le armi in Iraq, qualche anno prima di perdere uno dei suoi begli occhi nocciola. Ognuno di loro era assente per ragioni personali, e un giorno tutti quanti sarebbero tornati». La storia si concentra su dieci membri di una classe liceale, già celebrità del Rust Belt il cui destino è andato lontano dai piani, radicati sulle certezze dell’adolescenza. Quattro punti di vista sono il racconto, Bill, Stacey, Dan, Tina; vivono sinergie simili, narrazioni singolari, che si sfiorano, rimangono, urtano, come nella vita reale. Bill Ashcraft, ex campioncino di pallacanestro, è stato attivista politico, pacifista, progressista, speculare e opposto a Rick, una volta anche sul fronte amoroso. Si trova a trent’anni ad avere l’esistenza devastata da alcol e droga, da speranze ridimensionate. Ricompare a New Canaan per consegnare un enigmatico pacchetto all’ex ragazza di Rick, così incontra il proprio luogo d’origine diverso, peggiorato negli anni fino a divenire rassicurante. Torna per un motivo, rivolto al passato. Come Dan Eaton, reduce dall’Iraq, lì per vedere Haley Kowalczyk, sua ex fidanzata. Come Tina Ross, già cheerleader della squadra del liceo, ritornata per parlare con Todd, giocatore di football che le aveva fatto vivere un dramma. Come Stacey Moore, riapparsa nella cittadina immaginaria dell’Ohio per Lisa, la ragazza con cui ha scoperto il proprio orientamento sessuale. Intrecci, sottotrame e attese presentano in collezione gli stereotipi dei teenager americani, plurirappresentati in libri e serie televisive, in un microcosmo che racconta e dialoga dell’America intera di alcuni decenni.


Federico Di Gregorio