Olivia Laing, autrice di Crudo, critica letteraria inglese, classe 1977, collabora con The Guardian, New Statesmen, Frieze, ed è stata responsabile della sezione libri dell’Observer. Porta in scena il suo primo romanzo, edito in Italia da il Saggiatore, tradotto da Francesca Mastruzzo. Partendo da una figura particolare, alienata, moderna, spiegabile e controversa: la scrittrice americana Kathy Acker.

Katy, e con lei intendo io, si stava per sposare. Katy, e con lei intendo io, era appena scesa da un volo proveniente da New York. Aveva ottenuto un upgrade in prima classe, si sentiva molto chic, aveva comprato al duty free due bottiglie di champagne in confezione cartonata arancione, d’ora in poi era questo il tipo di persona che sarebbe stata.

Katy è vicina a vedere meno un modello dell’esistenza, passata a disarticolare il senso comune, a fare del tempo l’assoluto, a inseguire. Prende il sole in Toscana, in Val d’Orcia, ha una finestra sul mondo, chiamata Twitter. Osserva la società in fallimento, la direzione opposta a ciò che si ambisce per gli altri e la propria direzione.

La cosa più preoccupante erano Trump e la Corea del Nord. La gente diceva che non sarebbe successo nulla, ma dal momento che questa gente, ovvero gli esperti, non erano assolutamente riusciti a prevedere il carnaio dell’anno scorso, Katy dubitava della loro attendibilità. Decise di guardare l’account Twitter di Trump per vedere com’era la situazione. Peggio di quanto si aspettasse.

Il libro è un flusso di coscienza realista e politicante, ed è ambientato nel 2017. Risente dell’idea che la Terra possa avere una svolta. Trump, citato ossessivamente, i cambiamenti climatici, la Brexit, ogni tassello del puzzle va nel posto corretto e coerente per romperlo. C’è il matrimonio da fare. Portarlo avanti. Come uno spazio di segretezza e intimità.

Impiegarono un sacco di tempo a fingere di firmare il registro con una penna senza inchiostro, Kathy ignorava il perché. Poi firmarono davvero, poi tutto fatto. Suo marito uscì a passo di danza, a metà tra un cancan e una gavotta.

Crudo è una digressione, un monologo negativo, che altera l’equilibrio classico del romanzo. Si fonda sul racconto della realtà. Sovrappone piani narrativi, con un unico tono: la voce dell’autrice sembra intersecarsi con la verità di Katy senza grandi alterazioni letterarie, passando da una prosa che invece le garantirebbe.


Federico Di Gregorio